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TRE CLASSI E UN CLASSICO

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Tre seconde del Liceo Fermi  si uniscono per riscoprire “I Promessi Sposi”

Di I. Costanzo, R. Serra e A. Coppola

Stanchi del solito, vecchio e monotono metodo di insegnamento ‘frontale’, i docenti, da quattro anni ormai, stanno sperimentando una nuova didattica laboratoriale che permette ai ragazzi di avere un approccio alle discipline più realistico e coinvolgente: si tratta della cosiddetta didattica a ‘classi aperte’. Il Dipartimento di italiano, utilizzando questa metologia, ha realizzato un nuovo percorso  di lettura de “I Promessi Sposi”, classico di Alessandro Manzoni e pietra miliare dell’Ottocento italiano. La prof.ssa Letizia Caiazzo, il prof. Carlo Graziano e la prof.ssa Antonella Petito, docenti di lettere, hanno riunito tre classi seconde, due di indirizzo scienze applicate e una di indirizzo tradizionale, e le hanno portate sulla stessa lunghezza d’onda: le lezioni sono state organizzate ‘aprendo le classi’ ovvero creando un unico ambiente di lavoro, sia riguardo al laboratorio di lettura che di produzione. Al termine del modulo che ha avuto per oggetto il romanzo manzoniano, ogni gruppo ha prodotto un lavoro volto ad approfondire e a realizzare  una delle figure-chiave all’interno del romanzo. Martedì 19 marzo, le tre classi 2.0 si sono ritrovate dalle 10 alle 12 per esporre i rispettivi lavori, incentrati sulle figure dell’Innominato, della Monaca di Monza e di Fra’ Cristofaro. I docenti hanno avuto solo la funzione di supporto agli alunni, che hanno sviluppato e poi spiegato ai compagni delle altre classi il proprio lavoro svolto in assoluta autonomia. Per concludere l’esposizione, le classi si sono cimentate in un dibattito per chiarire le problematiche incontrate in corso d’opera e per rispondere ad eventuali domande sulle modalità di svolgimento. Questo nuovo metodo si sposa perfettamente con la filosofia delle sezioni 2.0,  che mira al potenziamento di abilità come il public speaking e il cooperative learning. “Sebbene non sia stata la prima esperienza di ‘classi aperte’ per il nostro liceo, l’organizzazione ed il coordinamento di questa attività non sono stati semplici, ma il risultato è stato molto positivo. Gli studenti sono diventati protagonisti, hanno fatto dei lavori di ricerca-azione e  uscendo dal tradizionale ambiente delle classi, hanno superato l’ansia e il timore di parlare in pubblico” – questa la dichiarazione della professoressa Letizia Caiazzo che ha coordinato tutte le fasi dell’attività. Fabio Luigi Cucci, studente della 2Es, ha invece affermato: “La didattica per classi aperte è stata sicuramente una delle migliori esperienze messe in atto in queste classi: essa  ha consentito di confrontare le abilità acquisite nel corso di questi anni con quelle di alunni di altre sezioni che hanno seguito una metodologia più tradizionale. Gli elaborati prodotti, infatti, risultano profondamente diversi: alcuni studenti hanno preferito puntare sulla realizzazione di un filmato da condividere con gli altri compagni; altri, come la nostra classe, hanno preferito avviare un dibattito che coinvolgesse in maniera attiva tutti i partecipanti. Inoltre, parlare ad un pubblico, seppur ridotto, di persone contribuisce al miglioramento delle capacitá di public speaking necessarie soprattutto alle classi 2.0. In conclusione, è stata un’esperienza che sarebbe bello ripetere in futuro in modo da far riflettere su altri argomenti che, nonostante tutto, ci riguardano da vicino”. Attraverso queste esperienze, dunque, i ragazzi possono approfondire gli argomenti trattati nell’orario curricolare arricchendo così le proprie conoscenze; al contempo imparano a lavorare in squadra seguendo un apprendimento cooperativo che li vede sempre, in ogni momento, attivi e responsabili di fronte allo studio.