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SI PUO’ PROGRAMMARE LA PROPRIA MORTE PER PRESERVARE IL DIRITTO ALLA VITA?

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Panel sul diritto all’eutanasia al Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari

Di F. Petrarca, M. Mangiacrapa, C. Sarmiento e A. Pellegrino

La vita di qualsiasi essere vivente si basa sulla successione degli eventi che avvengono tra la nascita e la morte; talvolta questi eventi seguono percorsi drammatici: una malattia, un incidente la segnano in maniera devastante a tal punto che la morte sembrerebbe il male minore. Quando è possibile sperare nella guarigione,  ci si affida alle cure di un medico che la maggior parte delle volte funzionano. Ma può capitare anche che la malattia sia degerativa o che un incidente abbia portato danni cerebrali così gravi che non c’è alcuna possibilità di ritornare ad una condizione di vita dignitosa e accettabile. E per questo qualche volta può capitare che il paziente ammalato o completamente paralizzato decida di porre fine alle sue sofferenze, il che può accadere in vari modi. Si può procedere con somministrazioni di farmaci letali che conducono la persona ad una morte indolore, oppure si può “staccare la spina”. Questi metodi sono ad oggi illegali in molti Paesi, come in Italia, e ciò porta le persone che prendono questa decisione a recarsi in luoghi dove queste pratiche sono concesse e praticate normalmente. Durante il Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari, a cui il Cross Medial ha partecipato, si è tenuto un “panel” proprio sul diritto alla fine della vita, il cui obiettivo è stato quello di sensibilizzare maggiormente sull’argomento l’opinione pubblica. Quattro gli ospiti invitati alla discussione: Beppino Englaro, padre di Eluana Englaro, il Dott. Amato De Monte, medico anestesista, Flavio Avy Candeli, copywriter e membro dell’associazione “Luca Coscioni”, Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione e avvocata costituzionalista. L’associazione è stata fondata nel 2002 dall’economista Luca Coscioni, affetto di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e morto nel 2006. Lo scopo principale di quest’associazione no profit è l’affermazione delle libertà civili e dei diritti umani: tra questi in particolare la libertà della scelta di fine vita e la legalizzazione dell’eutanasia. La giornalista Luana De Francisco, che ha moderato gli interventi, ha passato subito la parola a Beppino Englaro dopo averlo definito un “eroe contemporaneo”. L’uomo ha raccontato le vicende della figlia e l’esperienza che ha vissuto con  la moglie affinché le volontà di Eluana – che lui ha descritto come una purosangue della libertà – fossero esaudite, in quanto lei non avrebbe voluto restare in uno stato vegetativo, estraneo alla vita. Successivamente, il microfono è stato consegnato al Dott. De Monte, che ha illustrato attraverso una presentazione in PowerPoint, come la la concezione e la percezione della morte, che in realtà è un evento naturale e come tale deve essere vissuto, si siano trasformate progressivamente in un tabù, in qualcosa da allontanare e da rimuovere; allo stesso tempo, attraverso una serie di esempi e di citazioni di alcune dichiarazioni dei papi Giovanni Paolo II e Francesco, ha dimostrato che l’eutanasia non è affatto osteggiata dalla Chiesa, come comunemente si crede. Il medico ha poi riportato la propria esperienza, ovvero di come inizialmente gli procurasse ansia parlare della morte ai giovani quando in realtà non ce ne è motivo: la morte è l’unica certezza che abbiamo nella nostra vita e tutti, prima o poi, dobbiamo farci i conti. Inoltre, ha raccontato al pubblico presente di come lui, la dott.ssa Cinzia Gori e il resto dell’equipe che ha preso parte al caso di Eluana hanno vissuto tutto il processo e di cosa hanno imparato da questa drammatica vicenda.

Nell’ultimo intervento ha preso la parola Filomena Gallo, avvocata costituzionalista e segretaria nazionale dell’associazione “Luca Coscioni”, la quale ha parlato del biotestamento biologico, formalizzato nella legge 219 e legale in Italia dal 31 gennaio 2018, che stabilisce la possibilità di esprimere le proprie volontà in anticipo in materia di trattamenti sanitari (anche se mai farmaci letali) da intraprendere nel caso di una propria eventuale impossibilità a comunicare direttamente a causa di una malattia fortemente invalidante  o della sopraggiunta incapacità di intendere o di volere..

La lunga e travagliata vicenda di Eluana divise l’opinione pubblica italiana e fece emergere tutte le problematiche, etiche e giuridiche, relative al fine vita e alla possibilità del diritto di autodeterminazione. In Italia, la Costituzione riconosce che nessuno può essere obbligato ad alcun trattamento sanitario contro la propria volontà e prevede altresì che la libertà personale è inviolabile. Benché dal dicembre 2017 esista la legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (Dat), non si è ancora deciso in merito ai temi del suicidio assistito e dell’eutanasia di cui l’associazione Luca Coscioni ha chiesto la legalizzazione nel 2013, candelarizzata nel 2016 e mai discussa. Alla fine, il messaggio che i relatori hanno voluto trasmettere è che “la vita è libertà di vivere, non condanna di vivere”.