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La potenza di una scatola di sardine!

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“Rivoluzione ittica”. È così che definiscono la loro iniziativa Mattia, Roberto, Giulia e Andrea.

È stato Mattia Santoni, laureato in scienze politiche, a dare il via al “Movimento delle Sardine”. Santoni non riusciva ad accettare che Salvini continuasse a fare propaganda nella rossa Bologna e così ha chiesto aiuto ad altri tre amici: Roberto Morotti, ingegnere, Giulia Trappoloni, fisioterapista e Andrea Gareffa, guida turistica. I quattro, quindi, hanno cercato un modo per farsi sentire, per urlare le proprie idee senza timore ma in silenzio, proprio così: urlare in silenzio. Un’impresa quasi impossibile ma a quanto pare ce l’hanno fatta:

hanno deciso di optare per qualcosa di moderno e incisivo, non una semplice rivolta o uno sciopero ma un grande flash-mob. Il loro intento era quello di essere più persone di quelle presenti all’appuntamento leghista del 14 novembre al Paladozza, cioè 5570. Hanno quindi organizzato il loro flash-mob in maniera repentina, da qui il nome “Sardine” nato dall’idea che tutti i partecipanti si trovano ad essere come delle sardine in scatola, uniti e potenti, per dimostrare  che la piazza anti-leghista è forte e numerosa. L’asso nella manica delle “Sardine” è stato il metodo di comunicazione utilizzato. Nessuna comunicazione ufficiale o cose del genere. Hanno semplicemente creato un evento su Facebook chiamato “Seimila sardine contro Salvini”. È stato un flash-mob al quale poteva partecipare chiunque, in piena autonomia, senza pressioni da parte di persone o partiti politici, anche perché le “Sardine”, per quanto accusate di avere una matrice di Sinistra, si ritengono completamente liberi da vincoli politici. Il segreto del successo di questi ragazzi è stato, perciò, proprio nella loro particolare visione della politica, svincolata da quella tradizionale nella quale vige l’opposizione tra partiti politici, o comunque, in cui predomina l’odio. Anzi sui loro striscioni appaiono frasi del tipo “no alla politica dell’odio”, proprio perché questa è l’idea di base, cioè che Salvini tramite una politica razzista e xenofoba avrebbe portato alla rovina dell’Italia. È incredibile come la comunicazione online abbia portato una “scatola di sardine” a diffondersi in tutta Italia. Infatti dopo il primo flash-mob a Bologna, ce ne sono stati altri in città come Modena e Napoli. Quest’avvenimento può essere visto come simbolo di un mondo nuovo, un mondo in cui i giovani stanno lentamente cercando di farsi sentire in una modalità sociale del tutto nuova. I ragazzi oggi stanno iniziando a maturare, combattono, mostrando il loro coraggio, cercando di prendere in mano le redini di una situazione che potrebbe nuocere al proprio futuro.

È interessante notare l’importanza dell’ironia all’interno della loro rivolta, perché questa è simbolo sia di disperazione ma anche di notevole intelligenza ed è, infatti un modo per accattivare, per fare interessare la gente alla propria causa. Per tale motivo quest’evento, oserei dire, storico, deve essere da esempio per chiunque. C’è la necessità di diventare consapevoli, di sapere che ormai non serve più continuare a reprimere le proprie idee, spaventati da un mondo che sembra troppo grande e troppo opprimente, bisogna provare ad esprimersi sempre. Ma soprattutto l’insegnamento principale da trarre da questa vicenda è che la vera forza è nell’unione. Oggigiorno la nostra voce è amplificata da numerosi strumenti. L’impresa delle Sardine è partita da Facebook, un social tanto disprezzato quanto simbolo di una pacifica protesta.